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Come Funziona la Cedolare Secca nel 2026: Aliquote, Calcolo e Quando Conviene

Tassa piatta sugli affitti al 21% o 10%. Come funziona, quando conviene rispetto all'IRPEF, come si sceglie e le novità sugli affitti brevi 2026.

10 min di lettura
21%cedolare secca10%26%
In questa guida imparerai:
  • Cos'è la cedolare secca e come funziona (tassa piatta al 21% o 10%)
  • Le tre aliquote: 21% ordinaria, 10% concordata, 26% affitti brevi
  • Quando conviene rispetto all'IRPEF ordinaria
  • Come si sceglie e come si paga con F24
  • Un esempio reale: Marco, 1.323€ risparmiati ogni anno

Cos'è la cedolare secca

La cedolare secca è un'imposta sostitutiva piatta sugli affitti. Invece di sommare il canone di affitto al tuo reddito e pagare l'IRPEF progressiva (23-43%), paghi un'imposta fissa del 21% (o 10% in certi casi) direttamente sul canone. In più, non paghi l'imposta di registro (2% del canone annuo) e il bollo sul contratto.

Può sceglierla solo chi affitta come persona fisica, fuori dall'attività d'impresa, un immobile a uso abitativo. L'inquilino può anche essere una società, purché usi l'immobile come abitazione (Cassazione 12395/2024).

Le parole che devi conoscere

Cedolare secca — imposta sostitutiva fissa (21% o 10%) sul canone di affitto. Sostituisce IRPEF, registro e bollo.

Canone concordato — affitto calcolato secondo accordi territoriali tra associazioni di inquilini e proprietari. Dà accesso all'aliquota ridotta del 10%.

Modello RLI — il modulo dell'Agenzia delle Entrate per registrare, prorogare o risolvere contratti di locazione. Si usa anche per scegliere la cedolare.

Locazione breve — affitto non superiore a 30 giorni tra privati. Aliquota cedolare: 21% (primo immobile) o 26% (dal secondo).

Imposta di registro — tassa del 2% del canone annuo (minimo 67€) dovuta alla registrazione. Con la cedolare non si paga.

Chi può sceglierla

Possono scegliere la cedolare: le persone fisiche proprietarie di immobili ad uso abitativo che affittano fuori dall'attività d'impresa. Funziona anche in comproprietà (ognuno sceglie per la propria quota) e anche se l'inquilino è una società.

Non possono sceglierla: le società, chi affitta immobili a uso commerciale (uffici, negozi, capannoni), chi affitta nell'esercizio di un'impresa o arte professionale.

Rinuncia all'adeguamento ISTAT obbligatoria. Scegliendo la cedolare, rinunci automaticamente ad aggiornare il canone in base all'inflazione per tutta la durata dell'opzione. Devi comunicarlo all'inquilino con raccomandata prima di optare.

Aliquote: 21%, 10% e 26%

21% — ordinaria

Si applica a tutti i contratti liberi (4+4), ai contratti transitori (1-18 mesi) e alle locazioni brevi per il primo immobile. Si paga sul canone lordo senza deduzioni.

10% — canone concordato

Si applica ai contratti a canone concordato, calcolati secondo gli accordi territoriali. Anche i contratti per studenti universitari e i transitori nelle zone con accordi locali possono beneficiarne.

26% — affitti brevi (dal secondo immobile)

Dal 2024, il secondo immobile in locazione breve paga il 26%. Il primo mantiene il 21%. Dal 2026 il limite massimo è sceso da 4 a 2 immobili: dal terzo serve la partita IVA.

ALIQUOTE CEDOLARE SECCA 202610% — Canone concordato (la più vantaggiosa)21% — Contratti liberi e 1° immobile breve26% — Affitti brevi (dal 2° immobile)
Il canone concordato conviene quasi sempre. Su un canone di 800€/mese: con cedolare ordinaria paghi 2.016€/anno, con cedolare concordata paghi 960€/anno. Il risparmio è di 1.056€ l'anno, ogni anno.

Quando conviene

La cedolare al 21% conviene rispetto all'IRPEF quando il tuo reddito complessivo supera i 28.000€, perché in quella fascia l'IRPEF è al 33% (e sale al 43% oltre 50.000€).

Con il regime ordinario IRPEF, il canone viene ridotto del 5% (deduzione forfettaria), quindi si tassa il 95% all'aliquota marginale. Con un reddito tra 15.000 e 28.000€ (IRPEF 23%), il regime ordinario costa circa il 21,85% effettivo. La cedolare al 21% è quasi identica, ma fa risparmiare registro e bollo.

L'unica eccezione è chi ha redditi molto bassi (sotto 15.000€) e non paga IRPEF per effetto delle detrazioni: in quel caso il reddito da affitto potrebbe non essere tassato affatto.

In pratica: la cedolare conviene quasi sempre. L'unico caso in cui non conviene è se il tuo reddito è così basso da non pagare IRPEF.

Come si sceglie e come si paga

Passo 1: Scegli al momento della registrazione

Quando registri il contratto all'Agenzia delle Entrate (modello RLI online o allo sportello), seleziona l'opzione cedolare secca. Se non la scegli subito, puoi optare nelle annualità successive entro 30 giorni dalla scadenza.

Passo 2: Comunica all'inquilino

Invia una raccomandata in cui comunichi la scelta e la rinuncia all'adeguamento ISTAT. È un requisito formale obbligatorio.

Passo 3: Paga con F24

Si paga in acconto (giugno/novembre) e a saldo (giugno successivo), come l'IRPEF. Se l'imposta annua è sotto 257,52€, si paga tutta a giugno.

Passo 4: Dichiara nel 730

La cedolare va dichiarata nel Quadro B del 730. Il canone percepito e l'imposta pagata si inseriscono nelle apposite caselle.

Affitti brevi: novità 2026

Dal 2026, chi affitta tramite piattaforme (Airbnb, Booking, Vrbo) può usare la cedolare secca solo fino a 2 immobili. Dal terzo l'attività è considerata imprenditoriale: serve la partita IVA e l'iscrizione alla Camera di Commercio.

Per i primi due immobili: 21% per il primo, 26% per il secondo. Le piattaforme trattengono il 21% direttamente e lo versano all'Agenzia delle Entrate.

CIN obbligatorio dal 2024. Per gli affitti brevi è obbligatorio il Codice Identificativo Nazionale, da esporre nell'annuncio e sulla porta dell'immobile. Senza CIN, sanzioni da 800 a 8.000€. Si ottiene sul portale del Ministero del Turismo.

L'esempio di Marco

Marco ha 45 anni, lavora come dipendente con RAL 38.000€. Ha ereditato un bilocale a Milano che affitta con contratto 4+4 a 900€/mese (10.800€/anno). Deve scegliere: cedolare secca o IRPEF ordinaria?

Con IRPEF ordinariaCanone: 10.800€ × 95% = 10.260€
Aliquota marginale: 33%
IRPEF: 3.386€
Imposta di registro: 216€
Totale: 3.602€
Con cedolare secca 21%Canone: 10.800€ × 21%
Nessun registro
Nessun bollo

Totale: 2.268€

Marco risparmia 1.334€ all'anno con la cedolare secca. In 10 anni sono oltre 13.000€. E se usasse il canone concordato al 10%, il risparmio sarebbe ancora maggiore.

Domande frequenti

È una tassa piatta sugli affitti. Invece di sommare il canone al tuo reddito e pagare l’IRPEF con le aliquote progressive (23-43%), paghi un’imposta fissa del 21% o del 10% sul canone. In più non paghi imposta di registro e bollo sul contratto.
Solo le persone fisiche che affittano un immobile a uso abitativo, fuori dall’attività d’impresa. Funziona anche se l’inquilino è una società, purché l’immobile resti ad uso abitativo (Cassazione 12395/2024).
No, dipende dal tuo reddito. Conviene quasi sempre a chi ha un reddito complessivo superiore a 28.000€, perché l’aliquota IRPEF su quella fascia è 33%. Con redditi bassi (sotto i 15.000€), l’IRPEF al 23% con la deduzione forfettaria del 5% potrebbe costare meno del 21%.
Sì. Puoi optare nelle annualità successive alla registrazione, entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità. Devi comunicarlo all’inquilino con raccomandata e presentare il modello RLI.
Puoi revocarla a ogni annualità successiva, sempre entro 30 giorni dalla scadenza. La revoca vale dalla nuova annualità e da quel momento torni a pagare IRPEF, imposta di registro e bollo.
Sì. Il reddito tassato con cedolare secca viene comunque conteggiato nel calcolo dell’ISEE e per determinare se un familiare è a carico. Non sfugge al conteggio, anche se non entra nel reddito complessivo IRPEF.
Dal 2026, massimo 2 appartamenti (prima erano 4). Dal terzo, l’attività è considerata imprenditoriale e serve la partita IVA.
Sì, con raccomandata. Con la cedolare rinunci ad aggiornare il canone (incluso adeguamento ISTAT), e l’inquilino deve saperlo.