La liquidazione spiegata come te la spiegherebbe un amico. Quanto ti spetta, come si calcola, tassazione e la scelta tra azienda e fondo pensione.
Immagina che ogni mese il tuo datore di lavoro, invece di darti tutto lo stipendio, ne metta un pezzetto da parte in un salvadanaio. Mese dopo mese, anno dopo anno, quel salvadanaio cresce. Quando il rapporto di lavoro finisce — per qualsiasi motivo — il datore rompe il salvadanaio e ti dà tutto quello che c'è dentro. Quello è il TFR.
In numeri: ogni anno il datore accantona circa il 6,91% della tua RAL — che corrisponde più o meno a una mensilità di stipendio. Dopo 10 anni hai accumulato circa 10 mensilità. Quel gruzzolo nel frattempo cresce grazie alla rivalutazione annua: 75% dell'inflazione ISTAT più un 1,5% fisso.
TFR (Trattamento di Fine Rapporto) — il nome ufficiale della “liquidazione”. Regolato dall'art. 2120 del Codice Civile.
RAL — Retribuzione Annua Lorda. Il TFR si calcola sulla RAL: ogni anno viene accantonato il 6,91% (RAL ÷ 13,5).
Rivalutazione — l'aumento annuo del TFR: 75% inflazione + 1,5% fisso. Sulla rivalutazione si paga il 17% di imposta ogni anno.
Tassazione separata — il TFR non si somma al reddito dell'anno. Viene tassato con un'aliquota media calcolata sugli ultimi anni.
Fondo pensione — alternativa all'azienda per il TFR. Tassazione più bassa (15-9% contro ~23%) ma soldi bloccati fino alla pensione.
Fondo di Garanzia INPS — se l'azienda fallisce e non può pagarti il TFR, interviene questo fondo.
Ogni anno si accantona RAL ÷ 13,5. Con una RAL di 25.000€, la quota è circa 1.851€/anno. A questa si sottrae il contributo INPS dello 0,5% (125€), quindi la quota netta accantonata è circa 1.726€/anno.
Il TFR già accantonato viene rivalutato ogni anno del 75% dell'inflazione ISTAT + 1,5% fisso. Con inflazione al 2%, la rivalutazione è del 3%. Sulla rivalutazione si paga il 17% di imposta ogni anno.
Il TFR ha una tassazione separata: non si somma al reddito dell'anno in cui lo ricevi. Se fosse tassato insieme, finiresti in uno scaglione altissimo. La tassazione separata evita questo problema.
Se il TFR resta in azienda, la tassazione è circa il 23% (aliquota media IRPEF calcolata sugli ultimi 5 anni). Se invece hai versato il TFR in un fondo pensione, la tassazione scende dal 15% al 9% — si riduce di 0,3 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo.
Il TFR viene pagato alla fine del rapporto di lavoro, qualunque sia il motivo. Nel privato la prassi è 30-45 giorni dalla cessazione. Nel pubblico i tempi sono molto più lunghi: 12 mesi più 90 giorni per chi va in pensione, 24 mesi più 90 giorni per chi si dimette.
Non devi aspettare la fine del rapporto, ma ci sono condizioni precise: almeno 8 anni di servizio continuativi, massimo 70% del maturato, e si può chiedere una sola volta. Motivi ammessi: acquisto prima casa, spese sanitarie straordinarie, congedi parentali o formativi.
Quando vieni assunto, hai 60 giorni per decidere dove mandare il TFR. Se non scegli, scatta il silenzio-assenso: il TFR va automaticamente al fondo pensione di categoria.
In azienda: tassazione ~23%, rivalutazione garantita (75% inflazione + 1,5%), anticipo possibile dopo 8 anni fino al 70%. Soldi sicuri anche in caso di fallimento (Fondo di Garanzia INPS). Li ricevi subito alla cessazione.
In fondo pensione: tassazione dal 15% al 9% (risparmio enorme sul lungo periodo), possibilità di dedurre ulteriori contributi fino a 5.300€/anno, anticipo fino al 75% dopo 8 anni. Ma i soldi sono bloccati fino alla pensione e c'è rischio di mercato.
Davide ha 38 anni, tecnico informatico a Milano, 12 anni nella stessa azienda. RAL 32.000€. Ha deciso di cambiare lavoro — si è già dimesso. Il TFR non è mai stato spostato nel fondo pensione. Non ha idea di quanto sia — pensa “saranno un paio di migliaia di euro”.
Davide pensava di ricevere 2.000€. Ne ha ricevuti 20.271€. Se avesse scelto il fondo pensione 12 anni fa, con la tassazione al 15% avrebbe risparmiato circa 1.900€ di tasse in più.