Come funzionano le dimissioni nel 2026
Dal 2016, le dimissioni nel settore privato si fanno solo online. Niente più lettere cartacee — devi usare il portale del Ministero del Lavoro (che passa dall'INPS per l'autenticazione). Il modulo viene inviato automaticamente al datore di lavoro e all'Ispettorato del Lavoro.
Questa procedura è stata introdotta per combattere le "dimissioni in bianco" — fogli firmati in anticipo che i datori usavano per licenziare le persone (soprattutto donne) fingendo che si fossero dimesse.
Non tutti devono fare le dimissioni online. Sono esclusi: dipendenti pubblici, lavoratori domestici (colf, badanti), chi è in periodo di prova, e chi si dimette nelle sedi conciliative (sindacato, Ispettorato). In questi casi basta una comunicazione scritta. Anche i genitori con figli sotto i 3 anni hanno una procedura diversa: devono convalidare le dimissioni all'Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Come dare le dimissioni online
Puoi farlo da solo in 5 minuti oppure farti aiutare gratis. Ecco le due strade:
Vai su servizi.lavoro.gov.it e accedi con SPID, CIE o CNS. Seleziona "Dimissioni volontarie", verifica i dati del rapporto di lavoro (il sistema li precompila), indica la data di decorrenza (il giorno dopo il tuo ultimo giorno di lavoro) e invia. Ricevi una ricevuta con codice identificativo — conservala.
Vai a un patronato (CGIL, CISL, UIL, ACLI) o da un consulente del lavoro. Fanno tutto loro: verificano i dati, calcolano il preavviso corretto e inviano il modulo. È gratis per legge. Consigliato se non sei sicuro della data di decorrenza o del preavviso.
Errore classico. La "data di decorrenza" nel modulo è il giorno successivo al tuo ultimo giorno di lavoro. Se il tuo ultimo giorno è il 31 marzo, la data di decorrenza è il 1° aprile. Sbagliare questa data può creare problemi con il preavviso e le competenze di fine rapporto.
Cosa ti serve
Per accedere al portale. Se non ce l'hai, fallo in 15 minuti — è gratis.
Codice fiscale del datore, data di assunzione, tipo di contratto. Li trovi nella busta paga o nel contratto. Il portale precompila quasi tutto, ma è meglio averli pronti per verificare.
Calcola il preavviso prima di compilare il modulo. Sbagliare la data è l'errore più comune — leggi la sezione preavviso qui sotto.
Il preavviso: quanti giorni devi dare
Il preavviso è il periodo tra quando comunichi le dimissioni e il tuo ultimo giorno effettivo di lavoro. La durata dipende da tre cose: il tuo CCNL (contratto collettivo), il tuo livello di inquadramento e la tua anzianità.
CCNL Commercio e Terziario
Attenzione: nel Commercio il preavviso non parte dal giorno dopo le dimissioni ma dal 1° o dal 16° del mese. Se invii le dimissioni il 5, il preavviso parte dal 16. Se le invii il 20, parte dal 1° del mese dopo.
| Livello | Fino a 5 anni | 5-10 anni | Oltre 10 anni |
|---|---|---|---|
| Quadri / I livello | 45 giorni | 60 giorni | 90 giorni |
| II e III livello | 20 giorni | 30 giorni | 45 giorni |
| IV e V livello | 15 giorni | 20 giorni | 30 giorni |
| VI e VII livello | 10 giorni | 15 giorni | 20 giorni |
CCNL Metalmeccanici (Industria)
Nei Metalmeccanici Federmeccanica il preavviso parte dal giorno successivo alla comunicazione. I giorni sono di calendario (inclusi weekend e festivi).
| Area | Fino a 5 anni | 5-10 anni | Oltre 10 anni |
|---|---|---|---|
| A1 (ex dirigenti tecnici) | 2 mesi | 3 mesi | 4 mesi |
| B / C (ex 5°-7° livello) | 1 mese | 1,5 mesi | 2 mesi |
| D (ex 1°-3° livello) | 10 giorni | 15 giorni | 20 giorni |
Guarda la busta paga: c'è scritto il livello di inquadramento e il CCNL applicato. Se non lo trovi, chiedi all'ufficio risorse umane. Conoscere il livello è fondamentale per calcolare i giorni di preavviso corretti.
Il datore di lavoro può trattenerti l'indennità sostitutiva dall'ultima busta paga — in pratica ti scala lo stipendio dei giorni non lavorati. Puoi evitarlo accordandoti con il datore per la rinuncia al preavviso: se accetta, nessuna trattenuta.
Se vai in malattia durante il preavviso, il conteggio si ferma e la data di uscita slitta in avanti. Stesso discorso per le ferie — a meno che non ci sia un accordo scritto con il datore.
TFR, ultima busta paga e competenze
Quando ti dimetti, il datore di lavoro deve pagarti tutto quello che ti spetta. Non è un favore — è un obbligo di legge.
Stipendio dei giorni lavorati nell'ultimo mese, ferie e permessi non goduti (monetizzati), ratei di tredicesima (e quattordicesima se prevista dal CCNL). Tutto questo arriva con l'ultima busta paga, entro i tempi normali di pagamento.
Il TFR ti spetta sempre, anche se ti dimetti volontariamente. L'importo è circa una mensilità per ogni anno di lavoro. I tempi di pagamento variano: alcuni datori lo pagano con l'ultima busta, altri entro 30-45 giorni dalla cessazione. Se il TFR è in un fondo pensione, segui le regole del fondo.
Verifica che siano incluse tutte le voci: ferie residue, permessi, ratei, eventuale indennità sostitutiva del preavviso. Se manca qualcosa, hai tempo per contestare. In caso di dubbio, fatti controllare la busta da un patronato o sindacato.
Dimissioni per giusta causa
Se il tuo datore di lavoro ha commesso violazioni gravi, puoi dimetterti senza preavviso e hai diritto alla NASpI (disoccupazione). È l'unico tipo di dimissione che ti dà accesso alla NASpI.
Quando si parla di giusta causa
Se il datore non ti paga lo stipendio (o lo paga sistematicamente in ritardo), è giusta causa.
Comportamenti persecutori, molestie sessuali o psicologiche sul luogo di lavoro.
Se il datore non versa i contributi previdenziali all'INPS.
Demansionamento, trasferimento immotivato, modifica sostanziale delle condizioni contrattuali senza il tuo consenso.
Per le dimissioni per giusta causa, devi poter dimostrare la violazione del datore (email, buste paga incomplete, testimonianze, diffide). Senza prove, l'INPS potrebbe non riconoscerti la NASpI. Rivolgiti a un sindacato o avvocato prima di procedere.
I 5 errori più comuni
La data di decorrenza è il giorno dopo il tuo ultimo giorno di lavoro, non il giorno in cui invii il modulo. Se la sbagli, rischi trattenute in busta paga o contestazioni dal datore.
Prima di compilare il modulo online, calcola esattamente quanti giorni di preavviso devi dare. Conta il CCNL, il livello e l'anzianità. Nel dubbio, vai al patronato.
Se cambi idea, hai solo 7 giorni per revocare. Dopo, le dimissioni sono definitive. Se hai dubbi, meglio aspettare prima di inviare.
Molti non verificano: ferie non pagate, ratei mancanti, TFR errato. Controlla tutto e, se qualcosa non torna, fatti aiutare da un sindacato.
Le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASpI. Solo quelle per giusta causa o durante la maternità/paternità. Se ti dimetti e basta, niente disoccupazione.